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IL NUOVO ORGANO
DI SANTA MARIA ANNUNCIATA IN CHIESA ROSSA

Presentazione

La comunità cristiana di Santa Maria Annunciata a Milano, nel quadro della sua cura costante per lo sviluppo integrale del proprio ambiente, ha in animo di realizzare coraggiosamente un Grande Organo da concerto: uno strumento in grado di ereditare e di promuovere lo sviluppo della prestigiosa tradizione organaria mitteleuropea. Due elementi, tra gli altri, ne suggeriscono oggi l’opportunità:
1. La notevole risonanza a livello nazionale e forse soprattutto internazionale dell'Installazione ideata da Dan Flavin per la Chiesa Rossa, realizzata nel 1997.
2 . L'accresciuta consapevolezza del rilievo delle periferie per lo sviluppo sociale e culturale della città.

Per quanto attiene al primo aspetto, rileviamo un afflusso significativo e costante di esperti e cultori dell'arte contemporanea, ma anche di studenti e turisti di tutte le parti del mondo, che per visitare la Chiesa Rossa si spingono in questa zona altrimenti trascurata della città.
S. Maria Annunciata è presa in considerazione da un numero crescente di libri di testo, di riviste e di studi. Sulla spinta di questa attenzione la Chiesa Rossa è divenuta in questi anni un punto di riferimento qualificato per appuntamenti culturali e concerti prestigiosi: tra tutti ricordiamo quelli organizzati dal FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano). Da più parti si sollecita un più significativo convergere in loco di eventi musicali sensibili agli sviluppi più recenti.

In relazione al secondo aspetto, ricordiamo che la Chiesa Rossa sorge in una zona della periferia di Milano ove il degrado sociale è particolarmente vistoso, gravata com’è da un’elevata presenza di extracomunitari per nulla integrati e di famiglie disagiate. La comunità parrocchiale opera su più fronti per rispondere alle situazioni di bisogno. L'opera di riqualificazione culturale dell'ambiente si rivela però sempre più necessità di primaria importanza, ben al di là degli interventi tesi ad arginare le emergenze. Una tale opera, se pure richiede il concorso di tutti coloro che sono direttamente presenti sul territorio, deve avere per principale protagonista il soggetto pubblico, nonché fondazioni, istituzioni e società capaci di respiro ampio.
Per una felice coincidenza, la Chiesa Rossa individua un polo ulteriore lungo la direttrice di irraggiamento culturale dal centro verso la periferia, lungo la quale ha preso vita il nuovo Auditorium di Milano.
La presenza di un Grande Organo alla Chiesa Rossa consentirebbe di sviluppare ulteriormente la stagione concertistica milanese, aprendo una pagina pochissimo frequentata: quella che dal tardo ’800 si spinge alla musica moderna e contemporanea, a partire dalla grande produzione organistica d’Oltralpe.
È particolarmente interessante che sia proprio un quartiere di periferia, di sua natura meno connotato culturalmente e più duttile ed eterogeneo dal punto di vista sociale, ad offrire uno spazio qualificato per la risonanza e l’accoglienza di linguaggi artistici meno tradizionali. Pare inoltre prezioso che una periferia disagiata di Milano testimoni la trasformazione integrale del tessuto urbano in capitale della cultura europea contraddicendo l’immagine meschina di un centro aristocratico circondato da un’enorme cintura grigia e culturalmente indifferente.

Su questo ambizioso progetto riteniamo che, oltre all’interesse di privati, si possa raccogliere il massimo del sostegno delle istituzioni e degli enti pubblici, sia a livello locale (per il rilievo che un'opera come questa, unica in Italia, verrebbe ad assumere nel panorama cittadino e regionale), sia a livello europeo. Occorre appena ricordare come la musica rappresenti una delle occasioni più antiche e costanti di circolazione di professionisti, di idee, di prospettive culturali, di acquisizioni tecniche. La condivisione della sensibilità e del gusto che la musica propizia, ha costituito nei secoli una delle radici più salde e profonde dell'animo comune europeo. Oggi più che mai, l’Europa dell’Euro ha bisogno di trarre vigore ed unità proprio da queste radici.

 

Qualche parola in più in merito
alle radici e alla giustificazione del progetto

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Da più di un decennio, ormai, presso la Chiesa Rossa della periferia sud di Milano si raccoglie una comunità cristiana consistente.
Questa comunità ha affinato nel tempo la consapevolezza del ruolo centrale che la “lingua” assolve nella comunicazione della fede, nell’approfondimento della comunione evangelica, nella definizione di ogni identità personale e sociale, nella realizzazione di un profilo culturale di rilievo.
Con “lingua” s’intende ogni forma di espressione dell’uomo consapevolmente destinata alla comunicazione. Se la parola parlata o scritta occupa in questo contesto un ruolo primario, l’architettura, la musica, la pittura, la scultura, non le sono certo seconde né per l’ampiezza della loro millenaria tradizione, né per la qualità con cui hanno realizzato il loro particolare profilo.
La nostra comunità si è dedicata con particolare cura all’ascolto della testimonianza che le generazioni passate ci hanno consegnato nella risonanza caratteristica di tutti i dominî dell’arte, si prodiga quindi per corrispondere a sua volta all’urgenza di definire la propria identità attuale e di rispondere al conseguente compito testimoniale con una parola attuale e adeguata.

In questo contesto si è resa possibile negli scorsi anni la riscoperta dell’architettura dell’antichissima chiesa parrocchiale, con la sua storia veneranda che si distende da un primo insediamento romano e attraverso alterne fasi di sviluppo conduce al medioevo, alla peste manzoniana e al recente degrado. A favore del suo recupero abbiamo moltiplicato negli anni tutti gli sforzi possibili, spinti dall’affetto intelligente che si fa carico della tradizione e delle proprie radici. Affetto tanto più necessario in un tempo come il nostro in cui le istituzioni sono sempre più burocratiche, asettiche e impersonali e l’identità del milieu sociale sempre più evanescente a dispetto dei settarismi ideologici che vorrebbero salvaguardarla.
Non meno rilevante è stata l’istallazione coraggiosa dell’ultima opera di Dan Flavin appositamente ideata per l’attuale chiesa parrocchiale. La nostra comunità è stata infatti interlocutore qualificato per un artista geniale e per cultori d’arte contemporanea particolarmente attenti e intelligenti come il dott. Giuseppe Panza e Miuccia Prada, disposti a corrispondere ad una provocazione ambiziosa come quella che ha condotto alla realizzazione di un’opera che oggi richiama l’attenzione degli intenditori di tutto il mondo e affascina l’uomo della strada.
L’istallazione di Flavin però, nella prospettiva che stiamo tratteggiando, non è che una “parola”, per quanto rilevante, della lingua millenaria dell’arte cristiana di cui, nel proprio ambito, la nostra comunità vuole farsi erede ed attuale interprete.
Anzi, la lingua dell’arte non è che un’espressione della più articolata armonia delle nostre parole che vanno dalla liturgia e la catechesi all’intervento costante nelle necessità drammatiche che affliggono gli ampi quartieri di case popolari raccolti attorno alla chiesa: disagio sociale, malattia, solitudine della vecchiaia, infinite forme di sofferenza.
Siamo infatti convinti che – fuor di retorica – la presenza di una comunità cristiana nel mondo che le è proprio non abbia espressione privilegiata nelle opere “caritative”, ma che il bene del Vangelo si esprima con pari efficacia in ogni forma di attenzione agli uomini del proprio tempo. Il bisogno di assistenza materiale non è più grave del bisogno di un contesto sociale dal profilo dignitoso in cui essere aiutati (direbbe Dante) a vivere da cive: da cittadini nel senso più alto del termine. La parola della comunità cristiana deve saper risuonare come parola di attenzione e di prossimità per le più essenziali necessità del vivere, ma può farlo solo se, parimenti, risuona per operare alla costruzione e allo sviluppo di un contesto sociale il cui profilo culturale sappia interpretare al meglio le condizioni di vita e le aspirazioni della coscienza di quella che la tradizione cristiana chiama “esistenza redenta”.
Creare un tessuto culturale, un gusto e un’abitudine diffusa per la bellezza, una consuetudine con il pensiero affinato, è opera di grandissima attenzione sociale ed è realizzazione qualificata della carità cristiana. La comunità ecclesiale deve avere parole rilevanti a questo proposito, un suo ben determinato punto di vista in grado di comporsi dialogicamente e dialetticamente se il caso, con quello di chiunque condivida aspirazioni analoghe.

Alla Chiesa Rossa si opera da anni, consapevolmente, in questa direzione.
Pensiamo dunque con estremo favore al crescente interesse che la nostra chiesa ha suscitato e continua a suscitare un po’ dovunque nel mondo e nei più diversi ambienti e strati sociali, al numero considerevole di visitatori, all’attenzione costantemente mostrata da parte di diocesi e seminari diversi da quelli ambrosiani.
I nostri concerti e le nostre riflessioni sull’arte hanno un’eco sempre più consistente e trovano risonanza nei media. Tutto questo deve essere giudicato un buon segno a favore della qualità del nostro lavoro.
Siamo convinti perciò che meriti continuare a muoverci in questa direzione, se possibile con maggiore determinazione, tanto più in un momento come quello attuale in cui le stesse istituzioni pubbliche esprimono a più riprese la consapevolezza che le periferie della città richiedono un’attenzione illuminata e di ampio respiro, tesa alla loro qualificazione e valorizzazione. Si tratta, finalmente, della decisiva intuizione che le periferie devono guadagnare in modo sempre più significativo i connotati di articolazione qualificata della vita della città. In esse la vita cittadina deve realizzarsi al meglio delle sue potenzialità culturali e sociali, attivando attenzione, stima, apprezzamento da parte di chi vi abita e costituendo un valido motivo perché l’intero teatro della città venga percorso con interesse in tutte le sue direzioni, superando l’abitudine a convergere univocamente sul centro e vincendo la disaffezione timorosa per quelli che sono invece i luoghi più comuni dell’abitare.
Occorre a tal fine superare una visione dell’amministrazione delle zone periferiche determinata dalle urgenze immediate e dalla risposta alle emergenze, a favore di una politica dello sviluppo sociale che non può che fare leva sulla maturazione culturale. Questa è la vera risposta al degrado da parte di una politica lungimirante e di ampio respiro.
Rilevante, in questo senso, per la nostra zona è l’esperienza dell’Auditorium di Milano, ma non vorremmo passasse sotto silenzio l’investimento coraggioso del Fondo per L’ambiente Italiano che ha voluto e vuole insistentemente proprio alla Chiesa Rossa alcuni dei suoi concerti di altissimo profilo.
Questa nostra Chiesa, nella libertà, nella fantasia e nel coraggio che è proprio della nostra gente e di questa nostra città, si è già costituita come polo interessante e di qualità in risposta ad una necessità sociale che deve oggi essere giudicata di urgenza primaria, tanto più nel panorama delle più significative città europee di cui meniam vanto di essere all’altezza. La costruzione del nuovo organo, fratello di quelli che risuonano a Parigi, a Colonia, a Praga, a Madrid, si colloca esattamente in questo contesto, ma interpella direttamente le istituzioni pubbliche, esibendo loro la garanzia del cammino fin qui autonomamente compiuto e facendo espressamente appello alla loro responsabilità istituzionale. Una capitale della cultura europea non può ridursi ad un centro (con caratteri di salotto buono caratterizzato da stimoli culturali di provato successo, da una tradizione consolidata, da pochissimo coraggio e da cliché di provincia arricchita) circondato da un’enorme fascia urbana, grigia, anonima e culturalmente irrilevante, lasciata all’intraprendenza coraggiosa quanto di piccolo cabotaggio dei soggetti locali.

È dunque in armonia con quanto fin qui indicato, che pare significativo oggi provvedere la Chiesa Rossa di uno strumento - unico nel suo genere a Milano - adatto ad eseguire l’ampio repertorio della musica organistica che va dal tardo ’800 ai giorni nostri, attrezzato per interpretare anche le pagine più esigenti del complesso sinfonismo d’Oltralpe. Per una serie di motivi che qui è fuori luogo considerare, l’Italia è rimasta esclusa dagli eccezionali sviluppi che questo prestigioso campo della musica ha realizzato nel resto dell’Europa.
Un organo di tal fatta completerebbe il quadro degli organi milanesi che in quest’ultimo decennio si è arricchito di capolavori quali il grande Organo barocco di San Simpliciano e il doppio organo cinquecentesco di Santa Maria della Passione, e che può vantare autentici gioielli antichi come l’Antegnati di San Maurizio. Il panorama concertistico di Milano, che in questi anni ha avuto un così significativo sviluppo, si arricchirebbe di un nuovo pregevole capitolo. Non mancano oggi intelligenze capaci di orchestrarne articolazioni e risorse.
Si tratterebbe necessariamente di uno strumento monumentale che costituirebbe un’opera d’arte in se stesso e che come tale si farebbe certo apprezzare non solo da un pubblico esperto. Uno strumento destinato a far convergere su Milano, oltre ai musicisti, i tecnici che in tutta Europa coltivano la raffinatissima arte organaria, erede di scuole millenarie.
La Chiesa Rossa, già così significativamente caratterizzata dall’attenzione per l’arte contemporanea e che in questi ultimi anni è stata teatro di pregevoli esecuzioni di Messiaen, di Poulenc, di Pärt, pare luogo adatto a polarizzare in modo più convinto uno sforzo come quello che stiamo proponendo.
La costruzione del Grande Organo rappresenta anche una scommessa in quanto porterebbe in modo significativo la tradizione musicale organistica in una sede insolita, almeno per quanto attiene l’immaginario comune: lontano cioè dal Duomo e dalle prestigiose chiese del centro, in una chiesa della periferia. Qui la musica organistica di questo secolo risuonerebbe in un contesto sociale ed architettonico ad essa significativamente prossimo, addestrandolo ad una “prossimità” che fino ad oggi gli è sostanzialmente estranea e che potrebbe nondimeno rivelarsi feconda.

Su questo ambizioso progetto la nostra comunità si attende un importante riscontro innanzitutto da parte delle Istituzioni pubbliche e quindi di tutti coloro che tra i privati, dalle fondazioni bancarie ad ogni cittadino, sono in grado di intuirne la portata e il valore.

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Un direttore artistico, nella persona del M° Maurizio Salerno, e una équipe competente ai migliori livelli, valutate diverse proposte, ha scelto quella presentata dalla Casa Mascioni di Cuvio (VA), che conta al suo attivo innumerevoli opere prestigiose in tutto il mondo, ultima tra queste il Grande Organo per la Cattedrale di Tokio. La medesima équipe seguirà passo passo i lavori e si farà carico della programmazione artistica.
Quale personalità giuridica titolare della realizzazione dell’intero progetto, della copertura finanziaria e del reperimento dei fondi necessari è stato costituito un Comitato, presieduto dal dott. Giuseppe Panza di Biumo, denominato “Un grande Organo Europeo nella periferia di Milano”.